A volte penso che in Africa non abbiamo le piazze, ma abbiamo gli alberi. Per spiegare una strada immancabilmente un albero rientra in una mappa disegnata e improvvisata. “Dopo il grande mango c’è un bivio: gira a destra, percorri lo sterrato di 2 km e sei arrivata”.
Non è solo per le infinite leggende e racconti che penso che un baobab come questo, di dimensioni enormi, così mutevole nelle due stagioni, è un monumento naturale che andrebbe inserito nei siti Patrimonio dell’Umanità. Chissà se qualcuno è in ascolto?
