March 26th, 2013 § § permalink

:-)
No, non sono scomparsa! Sono solo leggermente… in Africa…sempre tra un safari e l’altro, un viaggio e l’altro, organizzando le prossime spedizioni , mettendo ordine tra mille altri progetti e nuove idee che presto vi racconterò!
Ecco il mio ultimo articolo nel mio piccolo spazio Africa United su Vanity Fair
http://africaunited.vanityfair.it/2013/03/24/vietato-avere-fretta-sei-in-malawi/
A presto!
March 31st, 2012 § § permalink

We met his beautiful male lion in January, during one of our trip to South Luangwa national park, Zambia.
Despite it was the rainy season, we spotted a pride of more than 20 lions with about 10 cubs. He was running a bit, just moving for the night from a bush to another one, just in front of us. Amazing! I was fast enough to try a panning with my 24-105 mm lens.
(thanks Stefano Pesarelli for your precious advices!)
February 19th, 2012 § § permalink




Durante il nostro ultimo safari, nel South Luangwa national park, in Zambia, in piena stagione verde, abbiamo incontrato un grande pride di leoni, con il maschio alfa che ci ha regalato attimi di tenerezza con uno dei suoi cuccioli. Le dimostrazioni d’affetto sono state numerossissime e davvero non sapevamo più da che parte guardare, perchè ogni leonessa aveva almeno due cuccioli. Ne abbiamo contati dodici. Non è usuale poterne vedere tanti, tutti insieme, sebbene in età differenti. I cuccioli hanno tentato di coinvolgere le mamme nei primi giochi che sono stati anche un modo per capire fin dove potersi allontanare.
I leoni sono inseriti nella Red list, come vulnerabili.
Pochi sanno che esiste una sottospecie asiatica, Panthera leo persica, che negli ultimi 150 anni si è ridotta solo ad un piccolo gruppo, presente Gir Forest National Park and Wildlife Sanctuary, in India.
L’ elenco completo delle minacce, secondo la IUCN: http://www.iucnredlist.org/apps/redlist/details/15951/0
November 6th, 2011 § § permalink


“Maybe there is a problem.”
Dovrei sempre riconoscere questo tono. Il capitano della chiatta che fa da spola sul fiume Kafue, unico mezzo di trasporto esistente per attraversare il fiume, dopo le sempreverdi canoe…se la cava così.
“Problem. Mvuto.” Per i simpatizzanti del kiswahili: matata. Problema. Grande problema.
Maybe? Ma…come maybe…?! Mi dice pure maybe?! Quale evento particolare dovrebbe far sì che il dubbio venga spazzato via? Ci sono chiavi inglesi ovunque, è tutto sottosopra, un odore nauseante di diesel, cavi e cavetti, code selvagge di mezzi ed infine lei, la chiatta, ferma in mezzo al fiume, immobile.
“Maybe. Because I need to check.”
Se ne va. Io mi arrabbio un po’, forse perché ci siamo svegliati alle 4:30 stamatina per essere puntuali qui …e adesso… “maybe” c’è un problema, o forse perchè la strada è tanta, oggi, per raggiungere Livingstone o forse e proprio per colpa di quel maybe.
“Fino a orario da destinarsi? Like this?” Risponde pronto: “Yes madame.”
?*#*”!?!*
Incrocio gli sguardi luminosi dei miei compagni di viaggio che mi rinfrancano: giusto! Ottima occasione per socializzare con chi fa parte della lunga coda! Ci sono Maria e Veronica che mi dicono: “We are going to arrive late to work.”
“Pepani, penani…sorry.” Mi spiace.
“We sell vegetables.We buy vegetables Here, we sell There.” Accidenti! Il 2011 é anche questo!
Fermo il capitano e mi avvicino per capire le tempistiche. Mi precede: “Few minutes and we will be operational. It is like this almost every day.”
Di tutte le chiatte conosciute negli anni, beh, certo questa è veramente la più buffa…sono così pochi i metri all’altra sponda che… insomma, le altre … quella sullo Zambesi in Mozambico o quella avventurosissima sul fiume Rovuma o quella sul fiume Pangane…per non parlare di quelle più conosciute di Mombasa o di Dar es Salaam…insomma, qui la sponda la puoi quasi toccare.
“But next year we will have a bridge, maybe. The goverment promise us a bridge.”
Un ponte!? Veronica e Maria sorridono compiaciute: non dovranno attendere per andare al lavoro.
Questo pezzo d’Africa che se ne va, forse nessuno lo rimpiangerà. Forse.
July 24th, 2011 § § permalink
Cinquantaquattro avventure sono trascorse e come il caldo sole africano segna la pelle, ogni giorno di questi sette anni di truck ha illuminato, in modo diverso, il mio modo di concepire il viaggiare in Africa.
Ho incontrato persone semplici che hanno voglia di conoscere come si vive qui e che con un certo stupore si sono chieste come sia possibile che, nel 2011, le opportunità variano a seconda, semplicemente, di qualche chilometro di distanza. Ho visto negli occhi di qualcuno, questa semplice domanda a cui non so dare risposta.
Le parole sono importanti, per citare Nanni Moretti; qualcuno, sottovoce, in un momento come ce ne sono tanti qui, ha susssurrato: “Povera gente”. Distese di campi di cotone, la fatica della raccolta, il tetto in paglia da rifare, i bambini da mandare a scuola, le bancarelle con qualche banana, l’elettricità che va via per interminabili ore. Incontro Julian: “Ho studiato in Zimbabwe, perché mio padre si era trasferito lì. Sono stato fortunato a ricevere una educazione di livello.” Tra un safari e l’altro leggo qualche notizia on line dall’Italia: ci sono le macchine un autostrada, gli sguardi incupiti, i negozi sempre aperti, i non-luoghi dei centri commerciali, i piccoli paesi fantasma, le buste dell’insalata e tutti quegli stereotipi di cui ci nutriamo.
Misuriamo la soglia della povertà in possibilità economiche; io la misurerei anche in possibilità di scelta. Spesso, per comprendere, occorre fare uno sforzo grande e uscire dagli schemi mentali per vedere oltre; scrollarsi di dosso un modo di ragionare europeo, che applicato dalla parte opposta del mondo è spesso fuori luogo. Scrollarsi di dosso anche gli stereotipi ed i luoghi comuni: un lavoro davvero difficile.
Della mancanza di opportunità qualcuno, pochi, ne hanno fatto un’oppprtunita stessa. Geniale! Qualche giovane si arrabatta per realizzare un sogno.
Ogni tanto, qui in Africa, il mondo intero mi appare tutto tremendamente simile anche nelle diseguaglianze sociali.
Un monito che faccio anche a me stessa: regalare più tempo alle persone che incontriamo. Ci sono sguardi da approfondire e storie da ascoltare: lo ricorderò nella stesura del prossimo itinerario.
La memoria delle cose e della loro misura, di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che siamo. Questo è l’augurio più grande che posso fare a tutti.

Walking barefoot, Malawi