Città.

February 14th, 2012 § 0 comments § permalink

L’uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c’era. Guardò meglio e vide che c’era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l’uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini. Poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada. Lì si diresse.
Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un’aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica, e un granello di sabbia proveniente da Tevtikiye, Turchia occidentale, trasportato dallo scirocco della notte.
Insomma, respirò l’aria della città.

Stefano Benni, Achille pié veloce.


Secondo la rivista Nature, a questo ritmo, entro il 2030, 6 persone su 10 vivranno in aree metropolitane.

Nel 1950, solo il 29% della popolazione viveva nelle città. Oggi quella cifra è il 50,5% e si prevede che raggiungerà il 70% entro il 2050. In Africa solo il 40% della popolazione vive nelle città, ma la sua popolazione urbana sta crescendo rapidamente. Le città che stanno crescendo più rapidamente si trovano in Africa.

African women

November 28th, 2011 § 0 comments § permalink

African women, Zambia

African women, Zambia

In Malawi nella storia del tè

November 7th, 2011 § 0 comments § permalink

La storia del Malawi passa attraverso la pianta del tè. Pochi sanno che le prime piantagioni di tè in Africa vennero qui introdotte  alla fine dell’Ottocento: oggi è il secondo produttore africano al mondo, secondo solo al Kenya. Uno dei grandi vanti è quello di aver introdotto le Camelia sinensis originarie dalla Cina, al contrario di altre piantagioni successivamente nate da semi ibridi: per questo motivo è uno dei tè più richiesti al mondo, conosciuto come un tè raffinato dai sapori vivaci.
Va da sè che c’è un’intera ed enorme area nel sud del paese in cui panorami si aprono in modo spettacolare in enormi e dolci colline coperte dal manto immacolato e verde del tè: incredibile come in alcune piantagioni siano presenti macchie di foresta in cui si nascondono importanti IBA, Important Bird Area. Alcune piantagioni sono certificate Fair Trade: siamo andati a visitarle. Un lavoro interamente —> continua a leggere su Tiscali Viaggi

A bridge. Maybe.

November 6th, 2011 § 0 comments § permalink


“Maybe there is a problem.”

Dovrei sempre riconoscere questo tono. Il capitano della chiatta che fa da spola sul fiume Kafue, unico mezzo di trasporto esistente per attraversare il fiume, dopo le sempreverdi canoe…se la cava così.

“Problem. Mvuto.” Per i simpatizzanti del kiswahili: matata. Problema. Grande problema.

Maybe? Ma…come maybe…?! Mi dice pure maybe?! Quale evento particolare dovrebbe far sì che il dubbio venga spazzato via? Ci sono chiavi inglesi ovunque, è tutto sottosopra, un odore nauseante di diesel, cavi e cavetti, code selvagge di mezzi ed infine lei, la chiatta, ferma  in mezzo al fiume, immobile.

“Maybe. Because I need to check.”

Se ne va. Io mi arrabbio un po’, forse perché ci siamo svegliati alle 4:30 stamatina per essere puntuali qui …e adesso… “maybe” c’è un problema, o forse perchè la strada è tanta, oggi, per raggiungere Livingstone o forse e proprio per colpa di quel maybe.

“Fino a orario da destinarsi? Like this?” Risponde pronto: “Yes madame.”

?*#*”!?!*

Incrocio gli sguardi luminosi dei miei compagni di viaggio che mi rinfrancano: giusto! Ottima occasione per socializzare con chi fa parte della lunga coda! Ci sono Maria e Veronica che mi dicono: “We are going to arrive late to work.”

“Pepani, penani…sorry.” Mi spiace.

“We sell vegetables.We buy vegetables Here, we sell There.” Accidenti! Il 2011 é anche questo!

Fermo il capitano e mi avvicino per capire le tempistiche. Mi precede: “Few minutes and we will be operational. It is like this almost every day.”

Di tutte le chiatte conosciute negli anni, beh, certo questa è veramente la più buffa…sono così pochi i metri all’altra sponda che…  insomma, le altre … quella sullo Zambesi in Mozambico o quella avventurosissima sul fiume Rovuma o quella sul fiume Pangane…per non parlare di quelle più conosciute di Mombasa o di Dar es Salaam…insomma, qui la sponda la puoi quasi toccare.

“But next year we will have a bridge, maybe. The goverment promise us a bridge.”

Un ponte!?  Veronica e Maria sorridono compiaciute: non dovranno attendere per andare al lavoro.

Questo pezzo d’Africa che se ne va, forse nessuno lo rimpiangerà. Forse.

Just a room.

October 20th, 2011 § 0 comments § permalink

Questa è una sala operatoria di come ce ne sono a centinaia qui.

Ho immaginato di aver bisogno di una delle operazioni “di routine” che vengono fatte…a volte più di una al giorno, a volte, spesso, quando l’elettricità salta.

Sono rimasta a chiacchierare con l’anestesista che in prevalenza ha a che fare con parti cesarei, ma anche ernie inguinali o piccole fratture..anche se non c’è un vero ortopedico.

Uno sgabello vuoto, il pavimento verde petrolio consumato, il lavandino e un foglio appeso per ricordare alcune regole di igiene. Prima di uscire scorgo una cassa di legno sotto il lettino operatorio, a far “spessore”.

Colori, luci e ambienti possono influire sulle prestazioni mediche e soprattutto sulle sensazioni del malato che dovrebbe trovare nell’ospedale un luogo confortevole e sereno.

Il blu elettrico acuisce la sensazione di dolore, il rosso agita, il verde acido spaventa.

Nonostante questo, credo che molto del mio disagio sia stato elevato e molto influenzato dalla cultura da cui provengo.

Non é facile rendere neutrale il mio, il nostro immaginario, ma é fondamentale farlo per meglio comprendere altre culture.

Qualcosa di speciale. L’Africa in stagione verde

September 2nd, 2011 § 0 comments § permalink

Viviamo solo per scoprire nuova bellezza. Tutto il resto è una forma d’attesa.
Kahalil Gibran

Nel continuo rincorrere mete lontane, parchi selvaggi, feste tradizionali o sentieri poco battuti a volte si perde un po’ la bussola, disorientati dalle infinite proposte.
La bellezza spesso è proprio sotto i nostri occhi, occorre solo attendere.
Quando qualcuno mi chiede di vivere in queste zone d’Africa luoghi “speciali” e paesaggi inediti, una delle prime suggestioni che mi balza in mente è certamente la stagione verde.
Per chi ama i paesaggi, i risvegli della natura, luci davvero perfette, colori accesi e brillanti, allora viaggiare nella stagione delle piogge è di certo il momento migliore dellʼanno!
Stagione delle piogge? Stagione verde? Ebbene sì! E’ quella stagione in cui la natura finalmente respira, potrebbe fare temporale, grandi cieli neri ed infiniti arcobaleni si alternano a cieli tersi e giornate di sole e finalmente anche i baobab si ricoprono di foglie! Uno degli episodi che ricordo con più entusiasmo all’arrivo del primo scroscio d’acqua è stato a Lilongwe, capitale del Malawi: all’improvviso, nel cuore della città —-> continua su Tiscali Viaggi Rubriche

Zambia, South Luangwa national park, stagione verde.

Life.

August 8th, 2011 § 2 comments § permalink

20110808-073132.jpgQui vivere è spesso sopravvivere. Nel letto di un grande fiume africano, poco importa quale. Per un pugno di pesci, su una instabile canoa, tra i coccodrilli.
Per un piccolo business, per un po’ di proteine.

Barriere insormontabili sembrano essere il fondamento di questo mondo. Qualcuno, addirittura, chiama questa vita libertà.

La misura delle cose.

July 24th, 2011 § 3 comments § permalink

Cinquantaquattro avventure sono trascorse e come il caldo sole africano segna la pelle, ogni giorno di questi sette anni di truck ha illuminato, in modo diverso, il mio modo di concepire il viaggiare in Africa.

Ho incontrato persone semplici che hanno voglia di conoscere come si vive qui e che con un certo stupore si sono chieste come sia possibile che, nel 2011, le opportunità variano a seconda, semplicemente, di qualche chilometro di distanza. Ho visto negli occhi di qualcuno, questa semplice domanda a cui non so dare risposta.

Le parole sono importanti, per citare Nanni Moretti; qualcuno, sottovoce, in un momento come ce ne sono tanti qui, ha susssurrato: “Povera gente”. Distese di campi di cotone, la fatica della raccolta, il tetto in paglia da rifare, i bambini da mandare a scuola, le bancarelle con qualche banana, l’elettricità che va via per interminabili ore. Incontro Julian: “Ho studiato in Zimbabwe, perché mio padre si era trasferito lì. Sono stato fortunato a ricevere una educazione di livello.” Tra un safari e l’altro leggo qualche notizia on line dall’Italia: ci sono le macchine un autostrada, gli sguardi incupiti, i negozi sempre aperti, i non-luoghi dei centri commerciali, i piccoli paesi fantasma, le buste dell’insalata e tutti quegli stereotipi di cui ci nutriamo.

Misuriamo la soglia della povertà in possibilità economiche; io la misurerei anche in possibilità di scelta. Spesso, per comprendere, occorre fare uno sforzo grande e uscire dagli schemi mentali per vedere oltre; scrollarsi di dosso un modo di ragionare europeo, che applicato dalla parte opposta del mondo è spesso fuori luogo. Scrollarsi di dosso anche gli stereotipi ed i luoghi comuni: un lavoro davvero difficile.

Della mancanza di opportunità qualcuno, pochi, ne hanno fatto un’oppprtunita stessa. Geniale! Qualche giovane si arrabatta per realizzare un sogno.

Ogni tanto, qui in Africa, il mondo intero mi appare tutto tremendamente simile anche nelle diseguaglianze sociali.

Un monito che faccio anche a me stessa: regalare più tempo alle persone che incontriamo. Ci sono sguardi da approfondire e storie da ascoltare: lo ricorderò nella stesura del prossimo itinerario.

La memoria delle cose e della loro misura, di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che siamo. Questo è l’augurio più grande che posso fare a tutti.

Walking barefoot, Malawi

Walking barefoot, Malawi

Malawi, rural life.


Children, Malawi

Children, Malawi

Adansonia digitata.

June 26th, 2011 § 0 comments § permalink

A volte penso che in Africa non abbiamo le piazze, ma abbiamo gli alberi. Per spiegare una strada immancabilmente un albero rientra in una mappa disegnata e improvvisata. “Dopo il grande mango c’è un bivio: gira a destra, percorri lo sterrato di 2 km e sei arrivata”.

Non è solo per le infinite leggende e racconti che penso che un baobab come questo, di dimensioni enormi, così mutevole nelle due stagioni,  è un monumento naturale che andrebbe inserito nei siti Patrimonio dell’Umanità. Chissà se qualcuno è in ascolto?

Where Am I?

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