Mozambique Island photos

October 14th, 2015 § 0 comments § permalink

20151014-082731-30451870.jpg

I recently visited Ilha de Mozambique with AfricaWildtruck and my attention was captured by little details. I find the way its history is somehow floating in the present absolutely unique and the constant presence of this past everywhere is deeply fascinating me.

I used a simple smarthphone instead of a big photocamera, well, I know image quality is not fantastic, but perhaps loss of pixel is fascinating me too.

 

 

Ilha de Mozambique, old palace with rickshaw

Ilha de Mozambique, 1923 Madrasa School

Ilha de Mozambique, cinema facing the Indian Ocean

Ilha de Mozambique, cloth market

Ilha de Mozambique, fascinating interior of a new restaurant called Rickshaw

Ilha de Mozambique, old Indian door, stone town

Ilha de Mozambique, narrow road with local advert

Ilha de Mozambique, azulejos

Ilha de Mozambique, sweet dog

Ilha de Mozambique, old style hair saloon

Follow me on Vanity Fair blog!

March 26th, 2013 § 0 comments § permalink

 

:-)
No, non sono scomparsa! Sono solo leggermente… in Africa…sempre tra un safari e l’altro, un viaggio e l’altro, organizzando le prossime spedizioni , mettendo ordine tra mille altri progetti e nuove idee che presto vi racconterò!

Ecco il mio ultimo articolo nel mio piccolo spazio Africa United su Vanity Fair

http://africaunited.vanityfair.it/2013/03/24/vietato-avere-fretta-sei-in-malawi/
A presto!

Città.

February 14th, 2012 § 0 comments § permalink

L’uomo con i libri sottobraccio uscì di casa e il mondo non c’era. Guardò meglio e vide che c’era ancora, ma una fitta nebbia lo nascondeva, forse per salvarlo da qualche pericolo. Era il solito mondo e l’uomo ne vide alcuni dettagli ai suoi piedi: una crepa sul marciapiede, un brandello di aiuola, una foglia morta per i poeti, palminervia per i botanici, caduta per gli spazzini. Poi gli apparvero il tronco di un albero, lo scheletro di una bicicletta senza ruote e una luce gialla al di là della strada. Lì si diresse.
Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon & radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un’aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica, e un granello di sabbia proveniente da Tevtikiye, Turchia occidentale, trasportato dallo scirocco della notte.
Insomma, respirò l’aria della città.

Stefano Benni, Achille pié veloce.


Secondo la rivista Nature, a questo ritmo, entro il 2030, 6 persone su 10 vivranno in aree metropolitane.

Nel 1950, solo il 29% della popolazione viveva nelle città. Oggi quella cifra è il 50,5% e si prevede che raggiungerà il 70% entro il 2050. In Africa solo il 40% della popolazione vive nelle città, ma la sua popolazione urbana sta crescendo rapidamente. Le città che stanno crescendo più rapidamente si trovano in Africa.

Piove a Ilha de Moçambique.

January 7th, 2012 § 2 comments § permalink

Piove a Ilha de Moçambique.

L’acqua entra nelle crepe dei muri, penetra dai tetti, si infiltra nella pietra, disegna nuove linee sulle facciate che diventano memoria.
Tutto è racconto, tutto parla. Ilha si e ci racconta, sempre. I segni sulle pareti sono parte di un grande racconto. Un racconto che può essere tutto ed il suo contrario nello stesso tempo.
Piove sull’isola non-isola, aggrappata alla terraferma da un lungo ponte. Sgretola le pietre, questa pioggia in mezzo all’Oceano. Piove sui tetti di Ilha, dove non c’è acqua. Piove nella fortezza di S. Sebastiao, dove  un sistema di canali convoglia l’acqua piovana in una grande cisterna. Piove al mercato del pesce, piove nelle vie strette della città macuti. Piove. Forse ho già letto di questa pioggia, forse sono già stata qui durante un temporale. Un deja vu.
Ilha è memoria. Fotografare e scrivere di Ilha è aggiungere memoria alla memoria.

Pedra e Cal / Macuti: due  anime di una città? Forse due modi di vivere e concepire un’esistenza su un’isola dove il colonialismo con il Cristianesimo o l’Islam, ha spinto gli africani a fare proprie culture lontane. Ilha, specchio del Mozambico. Ilha, l’Africa.

“Da lontano questa Ilha sembra piccola ma Ilha è grande.
 Ha una lunga storia a partire dai suoi abitanti per arrivare ai suoi monumenti.
 Non è possibile per noi raccontarvi tutto quello che sappiamo
. Ilha ha altri che allo stesso modo vogliono raccontarvi
. Se volete ascoltare la storia resterete per molto tempo a Ilha.
 Così vi sarà mostrata la strada che non avete ancora visto”.

Canzone popolare
versi liberi di Nelson Saute e Antonio Sopa
tratto da Mozambico, di Francesca Guazzo, Stefano Pesarelli e Gianni Bauce, Ed. Polaris.

A volte Ilha è bugiarda, si dipinge per come non è. Da anni la amo anche per questo.

African women

November 28th, 2011 § 0 comments § permalink

African women, Zambia

African women, Zambia

A bridge. Maybe.

November 6th, 2011 § 0 comments § permalink


“Maybe there is a problem.”

Dovrei sempre riconoscere questo tono. Il capitano della chiatta che fa da spola sul fiume Kafue, unico mezzo di trasporto esistente per attraversare il fiume, dopo le sempreverdi canoe…se la cava così.

“Problem. Mvuto.” Per i simpatizzanti del kiswahili: matata. Problema. Grande problema.

Maybe? Ma…come maybe…?! Mi dice pure maybe?! Quale evento particolare dovrebbe far sì che il dubbio venga spazzato via? Ci sono chiavi inglesi ovunque, è tutto sottosopra, un odore nauseante di diesel, cavi e cavetti, code selvagge di mezzi ed infine lei, la chiatta, ferma  in mezzo al fiume, immobile.

“Maybe. Because I need to check.”

Se ne va. Io mi arrabbio un po’, forse perché ci siamo svegliati alle 4:30 stamatina per essere puntuali qui …e adesso… “maybe” c’è un problema, o forse perchè la strada è tanta, oggi, per raggiungere Livingstone o forse e proprio per colpa di quel maybe.

“Fino a orario da destinarsi? Like this?” Risponde pronto: “Yes madame.”

?*#*”!?!*

Incrocio gli sguardi luminosi dei miei compagni di viaggio che mi rinfrancano: giusto! Ottima occasione per socializzare con chi fa parte della lunga coda! Ci sono Maria e Veronica che mi dicono: “We are going to arrive late to work.”

“Pepani, penani…sorry.” Mi spiace.

“We sell vegetables.We buy vegetables Here, we sell There.” Accidenti! Il 2011 é anche questo!

Fermo il capitano e mi avvicino per capire le tempistiche. Mi precede: “Few minutes and we will be operational. It is like this almost every day.”

Di tutte le chiatte conosciute negli anni, beh, certo questa è veramente la più buffa…sono così pochi i metri all’altra sponda che…  insomma, le altre … quella sullo Zambesi in Mozambico o quella avventurosissima sul fiume Rovuma o quella sul fiume Pangane…per non parlare di quelle più conosciute di Mombasa o di Dar es Salaam…insomma, qui la sponda la puoi quasi toccare.

“But next year we will have a bridge, maybe. The goverment promise us a bridge.”

Un ponte!?  Veronica e Maria sorridono compiaciute: non dovranno attendere per andare al lavoro.

Questo pezzo d’Africa che se ne va, forse nessuno lo rimpiangerà. Forse.

Just a room.

October 20th, 2011 § 0 comments § permalink

Questa è una sala operatoria di come ce ne sono a centinaia qui.

Ho immaginato di aver bisogno di una delle operazioni “di routine” che vengono fatte…a volte più di una al giorno, a volte, spesso, quando l’elettricità salta.

Sono rimasta a chiacchierare con l’anestesista che in prevalenza ha a che fare con parti cesarei, ma anche ernie inguinali o piccole fratture..anche se non c’è un vero ortopedico.

Uno sgabello vuoto, il pavimento verde petrolio consumato, il lavandino e un foglio appeso per ricordare alcune regole di igiene. Prima di uscire scorgo una cassa di legno sotto il lettino operatorio, a far “spessore”.

Colori, luci e ambienti possono influire sulle prestazioni mediche e soprattutto sulle sensazioni del malato che dovrebbe trovare nell’ospedale un luogo confortevole e sereno.

Il blu elettrico acuisce la sensazione di dolore, il rosso agita, il verde acido spaventa.

Nonostante questo, credo che molto del mio disagio sia stato elevato e molto influenzato dalla cultura da cui provengo.

Non é facile rendere neutrale il mio, il nostro immaginario, ma é fondamentale farlo per meglio comprendere altre culture.

Where Am I?

You are currently browsing the life category at Francesca Guazzo.